La Negazione dei Diritti: Una Critica all’Israele Contemporaneo
Il recente divieto imposto dal governo israeliano nei confronti di me e di undici altri membri del Parlamento britannico di entrare nel loro paese offre un’illustrazione inquietante dell’autoritarismo che i palestinesi subiscono quotidianamente. Questa decisione, che chiaramente mira a zittire le voci critiche, si inserisce in un contesto di repressione e mancanza di diritti.
Nel corso della mia vita, ho avuto il privilegio di visitare più volte la Palestina. Durante queste visite, ho potuto osservare da vicino le sofferenze dei palestinesi, costretti ad affrontare controlli interminabili, torri di sorveglianza, arresti arbitrari e l’espulsione e distruzione delle loro case. La vita sotto occupazione israeliana è caratterizzata da una privazione sistematica della libertà di movimento e dall’assenza di qualsiasi forma di autonomia per i palestinesi.
Particolarmente drammatica è la situazione nella Striscia di Gaza, dove l’occupazione israeliana controlla gran parte degli ingressi e delle uscite, bloccando persino aiuti umanitari. Questo ostracismo ha portato a una crisi umanitaria senza precedenti, con la popolazione palestinese esposta a fame e sfollamenti di massa. Come ha recentemente riconosciuto un’indagine indipendente delle Nazioni Unite, la situazione a Gaza rappresenta un genocidio, una verità negata da Israele, che ha anche escluso investigatori e giornalisti internazionali nel tentativo evidente di oscurare le atrocità commesse.
In aggiunta a questa grave crisi, migliaia di rifugiati palestinesi continuano a essere negati il diritto di tornare alle loro terre. Non mi preoccupo della disapprovazione che il governo israeliano può avere nei miei confronti; ciò che mi preoccupa profondamente è il trattamento riservato ai palestinesi, ai funzionari delle Nazioni Unite e ai giornalisti. Questo trattamento è un’ulteriore prova della degradazione sistematica che subiscono coloro che lottano per i propri diritti.
La decisione dell’Israele di vietarci l’ingresso sembra una risposta alla lodevole decisione del governo britannico di imporre sanzioni sui prodotti delle colonie israeliane, un passo che, sebbene tardivo, rappresenta un primo tentativo di affrontare l’illegalità delle attività israeliane nei territori palestinesi, come stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2024.
Tuttavia, le sanzioni non dovrebbero limitarsi ai prodotti delle colonie. Un pacchetto di sanzioni coerente dovrebbe includere la cessazione di tutti i commerci e ogni forma di cooperazione militare, insieme a un esame accurato del sostegno che permette all’occupazione israeliana di persistere. Ribadisco quindi la mia richiesta al governo britannico di riconoscere ufficialmente il genocidio a Gaza, di porre fine a tutte le vendite di armi – inclusi i componenti per i caccia F-35 – e di avviare un’indagine pubblica sulla complicità del Regno Unito.
Questo divieto è, in effetti, un tentativo di impedire ai membri del Parlamento britannico di visitare la Cisgiordania occupata o Gaza, limitando la loro visione sui crescenti atti di violenza perpetrati da coloni protetti dallo Stato, una violenza che ha visto un aumento significativo da ottobre 2023. La decisione del governo israeliano non è solo un attacco a singoli individui, ma una chiara manifestazione del desiderio di nascondere ciò che realmente accade in queste terre.
La reazione israeliana mette in evidenza una crescente disperazione, rivelando che non vogliono che il mondo venga a conoscenza della verità. Questa è una battaglia per la verità, per la responsabilità e per la giustizia. Le tante manifestazioni a sostegno della Palestina a cui ho partecipato mi hanno sempre permesso di portare con me le memorie di coloro che ho incontrato; è importante che diamo voce alle esperienze vissute da chi è sotto occupazione e subisce apartheid e genocidio.
Israele può anche tentare di bandirmi, ma non può impedirmi di affermare che sta commettendo un genocidio. Non smetterò mai di lottare per la giustizia e la libertà del popolo palestinese. Nelle mie visite ho potuto cogliere non solo il dolore, ma anche l’umanità, la musica, l’arte, la poesia e la resilienza di questo popolo straordinario.
Non desidero un tour dell’apartheid offerto dal governo israeliano. La mia determinazione rimane quella di lottare per la pace attraverso la fine dell’occupazione. Da molti anni non visito la Palestina, ma nonostante i tentativi di intimidazione, non ho perso la speranza di tornare, un giorno, a rivedere i bambini che ho incontrato in una Palestina libera e indipendente.
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