Progetto legato al laboratorio della ‘peste russa’ ha ricevuto 800.000 dollari dal dipartimento di RFK Jr.

Un finanziamento controverso: il legame tra la ricerca e il laboratorio della peste siberiana

Il finanziamento di circa un milione di dollari proveniente dai contribuenti americani ha suscitato interrogativi sull’operato di Robert F. Kennedy Jr., direttore degli National Institutes of Health (NIH). Secondo alcune fonti, Kennedy avrebbe assegnato 800.000 dollari all’Università dell’Illinois Urbana-Champaign per gli anni 2025 e 2026, per un progetto di ricerca che avrebbe avuto legami con l’Istituto di Citoscienza e Genetica della Russia, collegato a un laboratorio siberiano dove un lavoratore è morto di peste.

Questa notizia è emersa quando l’organizzazione White Coat Waste ha rivelato i dettagli relativi al finanziamento. È importante notare che il progetto non riguardava direttamente la peste; si concentrava invece sul comportamento sociale di volpi cresciute in un impianto siberiano. Nonostante ciò, l’associazione con il laboratorio, noto per il suo coinvolgimento con la peste bubbonica, ha alzato la soglia di attenzione e di preoccupazione.

Il laboratorio in questione è l’Istituto di Ricerca Antipeste di Irkutsk, un centro che ha recentemente affrontato critiche a causa di un sospetto focolaio di peste. Il 2 ottobre, Darya Shipilova, una ricercatrice di 28 anni, è deceduta dopo essere stata ricoverata per una malattia sospettata di essere peste polmonare. Durante il suo impiego presso l’Istituto, erano state segnalate delle preoccupazioni in merito a una possibile fuga del patogeno.

Le autorità sanitarie russe hanno affermato che i test condotti sul corpo di Shipilova non hanno rivelato la presenza di microorganismi legati alla sua attività lavorativa, mentre il Cremlino ha derubricato le notizie riguardanti la peste come infondate. In post poi rimossi, funzionari locali avevano dichiarato che la ricercatrice era morta a causa di un’infezione da peste.

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha bollato le informazioni circolate come “false”. Tuttavia, l’outlet indipendente People of Baikal ha riportato che Shipilova potrebbe aver avuto un incidente con una provetta, sebbene le ispezioni non abbiano mostrato segni della presenza di patogeni nel suo corpo. Al contrario, una fonte di Telegram, Baza, ha fatto riferimento a un possibile contagio avvenuto durante il rientro da Buryatia, dove era stato segnalato un focolaio tra le talpe, affermazione che però è stata negata dalle autorità locali.

Quello che è certo è che varie aree dell’Ospedale di Shelekhov, dove Shipilova è stata assistita per due giorni, sono state poste in quarantena. Circa 200 persone che sono state in contatto con la ricercatrice sono state messe sotto osservazione medica, secondo quanto riportato dalla TV REN della Russia, senza però che nessuno di loro mostrasse segni di malattia.

In un contesto in cui la salute pubblica è messa a rischio, i legami tra finanziamenti pubblici e istituti scientifici internazionali necessitano di maggiore trasparenza. Il progetto dell’Università dell’Illinois, pur essendo separato dal tema della peste, ha scatenato un acceso dibattito sull’adeguatezza delle politiche di finanziamento della ricerca e sulle conseguenze involontarie che potrebbero derivare dall’associazione con istituti considerati a rischio.

Mantenere la sicurezza nella ricerca scientifica è fondamentale, specialmente quando si tratta di patogeni pericolosi. È indispensabile che le istituzioni coinvolte seguano rigorose linee guida di sicurezza per evitare incidenti che possano portare a nuove epidemie. Il coinvolgimento di enti di ricerca siberiani richiede un’analisi critica, poiché al centro dell’attenzione non ci sono solo i fondi, ma anche la salute e la sicurezza della popolazione mondiale.

In conclusione, la questione del finanziamento di Kennedy ai progetti di ricerca internazionali richiede un esame approfondito e una riflessione su come i fondi pubblici siano gestiti e assegnati. Solo con la dovuta diligenza e trasparenza, si potranno evitare potenziali misconcezioni e crisi sanitarie future. La comunità scientifica e i cittadini devono rimanere vigili di fronte alla possibilità che ricerche benintenzionate possano, involontariamente, portare a risultati indesiderati.

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