Corsa contro il tempo per salvare quasi 1.000 persone intrappolate nei tunnel in Tibet

Nepal: Operazioni di soccorso dopo l’alluvione devastante

Le recenti alluvioni in Nepal hanno lasciato un segno indelebile nel Paese, costringendo i soccorritori a lavorare instancabilmente per raggiungere centinaia di persone intrappolate in tunnel di impianti idroelettrici bloccati. In seguito alle catastrofiche inondazioni che hanno colpito la regione dell’Himalaya la scorsa settimana, le squadre di soccorso, coadiuvate da esperti cinesi e indiani, stanno cercando di trovare oltre 900 operai scomparsi all’interno di questi tunnel.

Mercoledì scorso, un’enorme quantità di ghiaccio, rocce e fango ha travolto una vasta area di 100 chilometri nel distretto di Rasuwa, a nord di Kathmandu, uccidendo oltre 900 persone. Le inondazioni hanno distrutto intere comunità, seppellendo centinaia di corpi sotto una coltre di terreno instabile e residui di frane. Diverse aree tra villaggi e città della valle sono state completamente rase al suolo, sollevando enormi sfide per il recupero.

Nelle operazioni di salvataggio sono già stati recuperati 279 lavoratori che sono riusciti a uscire dalle enormi gallerie sotterranee scavate nelle montagne dell’Himalaya. Tuttavia, il Ministro dell’Energia, delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione, Biraj Bhakta Shrestha, ha affermato che il salvataggio degli altri lavoratori rimane la “massima priorità” del governo. Le squadre di soccorso si trovano ad affrontare una seria difficoltà a causa della grande quantità di detriti accumulati, rendendo rischiosa l’apertura delle gallerie.

Un operatore, Madan Singh Budha, ha raccontato di essere riuscito a fuggire dopo un turno notturno al tunnel di Upper Trishuli numero 2. “Quando ho guardato fuori, ho visto l’acqua e ho iniziato a correre su per la collina”, ha spiegato. La sua esperienza illustra la disperazione vissuta da molti, con i soccorritori che hanno trovato fango profondo e pericoloso durante le loro ricerche.

Ashish Gurung, un soccorritore attivo presso Chilime Hydropower, ha descritto la situazione all’interno dei tunnel: “C’è solo fango ovunque. Muoversi all’interno è estremamente difficile; ad un certo punto il fango arrivava fino al petto”. I rescue team hanno trovato alcune zone in cui si sospetta che alcuni lavoratori possano essere sopravvissuti; c’è ancora speranza di rinvenire vivi alcuni di loro.

Recentemente, l’agenzia per i disastri del Nepal ha confermato che 903 persone sono decedute a causa del catastrofico evento, con 4.247 persone ancora scomparse, inclusi 597 stranieri. La causa dell’alluvione è stata attribuita al crollo di un grande blocco di ghiaccio e roccia da un ghiacciaio, un evento che ha iscritto una magnitudo di 5.2 secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti.

Le autorità cinesi hanno riportato 16 morti e 546 dispersi. Il governo nepalese ha dichiarato di non aver bisogno di aiuti esterni per le operazioni di ricerca e salvataggio, sebbene abbia chiesto assistenza alle esperienze di India e Cina per quanto riguarda le operazioni nei tunnel. Le morti registrate hanno saturato le morghe degli ospedali a Kathmandu e nelle aree circostanti, costringendo le autorità a pianificare seppellimenti in fosse comuni per far fronte all’afflusso di corpi, molti dei quali stanno già iniziando a decomporsi.

Sotto il peso di questa tragedia, molti familiari continuano a radunarsi al di fuori degli ospedali nella speranza di ricevere notizie dei loro cari scomparsi. Poster con le foto delle persone disperse adornano le pareti degli ospedali, segno della lotta e della sofferenza che stanno vivendo le famiglie che attendono notizie.

Mentre il Nepal affronta questa crisi, il supporto dei soccorritori e la solidarietà internazionale si rivelano più cruciali che mai. La comunità globale osserva e offre il suo sostegno in questi momenti di grande difficoltà, sperando che la forza del Nepal possa prevalere ancora una volta.

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