Ritornare a casa dopo il disastro: in Nepal devastante alluvione causa più di 600 morti
Dopo una catastrofica ondata di alluvioni che ha colpito il distretto di Nuwakot in Nepal, oltre 600 persone hanno perso la vita. Le operazioni di ricerca per trovare quasi 2.500 persone disperse sono entrate nel quarto giorno, portando con sé angosce e speranze nelle comunità colpite.
Secondo rapporti aggiornati delle autorità nepalesi e cinesi, il numero delle vittime è salito a 626, mentre 2.426 persone risultano ancora disperse, inclusi molti stranieri presenti nell’area per motivi di lavoro, relax o pellegrinaggio. Le terribili condizioni meteo di sabato hanno complicato ulteriormente le operazioni di soccorso, ma le squadre, che stanno lavorando senza sosta, sono riuscite a trarre in salvo alcuni sopravvissuti dai cumuli di fango.
Tra i disperati ci sono anche oltre 30 cittadini britannici ancora non rintracciati a seguito del disastro naturale nel distretto di Rasuwa, al confine con la Regione Autonoma del Tibet in Cina. Si teme che tra loro ci siano anche due adolescenti: una ragazza di 13 anni e un ragazzo di 14 anni.
Per sostenere gli sforzi di soccorso, un team di esperti britannici è in arrivo in Nepal, insieme a un’importante assistenza umanitaria di 5 milioni di sterline inviata dal governo del Regno Unito. Finora, circa 3.700 persone sono state tratte in salvo dal lato nepalese, a seguito del crollo di un ghiacciaio. Tuttavia, i soccorritori rimangono in allerta, poiché un nuovo lago formato in alta quota potrebbe traboccare, a causa di un rapido abbassamento della sua profondità , come riportato dalla CCTV di stato cinese.
I soccorritori continuano a portare aiuti essenziali con gli elicotteri, che trasportano indumenti e generi alimentari fondamentali come riso, cracker e noodles istantanei. Tra le persone evacuate ci sono diversi neonati, portati in salvo tra le braccia dei soldati. La maggior parte delle persone salvate aveva solo i vestiti addosso e, in alcuni casi, una piccola borsa di plastica.
A Nuwakot, una delle comunità più colpite dall’alluvione, un elenco di decine di persone scomparse è stato affisso al muro di un centro di accoglienza. Rajendra Pudasaini, un infermiere di Essex e presidente della Non-Resident Nepali Association UK, ha dichiarato che i suoi familiari sono stati “swept away” (portati via) dalle inondazioni. Secondo lui, il paese sta pagando un prezzo per il riscaldamento globale, e questa tragedia ha comportato una “perdita incolmabile” per le comunità .
Si stima che circa nove cittadini britannici fossero in Nepal per un tour di trekking quando è scoppiata l’inondazione. L’operatore turistico nepalese The Trekkers’ Society ha dichiarato che quattro uomini britannici di 14, 50, 50 e 54 anni, insieme a cinque donne britanniche di età compresa tra 40 e 53 anni, risultano ancora tra i dispersi. Un altro operatore, Kailash Journeys, ha confermato che sette cittadini britannici che viaggiavano con la compagnia sono ancora mancanti, inclusi due uomini e cinque donne di età compresa tra 18 e 55 anni.
In una dichiarazione, il FCDO (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del Regno Unito) ha esortato i cittadini britannici in Nepal a seguire i consigli delle autorità locali e a esercitare cautela durante i viaggi. Per assistenza consolare, è possibile contattare i numeri indicati.
Attualmente, la situazione rimane critica e le operazioni di soccorso sono in pieno svolgimento. La speranza è che, con il supporto internazionale e l’impegno delle autorità locali, si possa alleviare la sofferenza di coloro che sono stati toccati da questa calamità e trovare i dispersi il prima possibile. La comunità globale continua a osservare con apprensione gli sviluppi di questa grave crisi umanitaria.
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