Morti di Salmone Allevato in Islanda: Un Giugno Critico
Nel mese di giugno, oltre 745.000 salmoni allevati sono morti nelle operazioni di acquacoltura islandese, segnando il livello più alto di mortalità mensile registrato dal dicembre 2024. Questo dato rappresenta circa il 3% della popolazione di salmoni mantenuti in mare durante quel periodo.
Karl Steinar Óskarsson, capo della divisione acquacoltura dell’Autorità Alimentare e Veterinaria Islandese (MAST), ha dichiarato che un tasso di mortalità di tale entità in un solo mese è piuttosto insolito. L’ente ha ricevuto spiegazioni dalle due aziende responsabili delle perdite maggiori. L’estate scorsa ha portato a una seria preoccupazione all’interno del settore, dato che le morti di salmone rappresentano non solo una perdita economica, ma anche un potenziale rischio per la salute e la sostenibilità dell’industria acquicola islandese.
Cosa È Successo?
I numeri parlano chiaro: oltre 745.000 salmoni sono morti in giugno, con una mortalità che ha raggiunto circa il 3% dei pesci allevati in mare. MAST ha attribuito le perdite più elevate a due eventi specifici verificatisi durante il trasferimento e il rilascio dei pesci. Ciò ha sollevato interrogativi sulle pratiche e i protocolli di gestione adottati dalle aziende del settore.
Due Incidenti Dietro le Perdite
Negli Eastfjords dell’Islanda, alcuni giovani salmoni rilasciati in una zona di allevamento non erano ancora completamente adattati alla vita in acqua salata. Questo elemento di stress ha portato a un significativo numero di decessi. Nei Westfjords, si sono verificati incidenti di infortuni durante il trasferimento dei pesci da un impianto di incubazione a una barca cisterna, causando un’ulteriore mortalità durante il processo.
Óskarsson ha sottolineato che le cause di queste morti sono state identificate e sono state adottate misure correttive per affrontarle. A luglio, la mortalità è scesa a circa l’1%, rispetto a poco più dell’1% registrato a maggio. MAST riceve dati sulla mortalità in modo regolare e risponde a ciascun caso richiedendo spiegazioni e informazioni sulle misure che le aziende intendono attuare per ridurre le perdite future.
Nonostante l’ampia mortalità registrata, Óskarsson ha affermato che gli eventi di giugno non indicano la commissione di reati. Questo è un punto importante, poiché il settore acquicolo è sotto scrutinio costante per garantire che le pratiche siano sicure e sostenibili.
La questione della mortalità dei salmoni allevati ha un impatto profondo sulla comunità locale e sull’economia islandese. Con il turismo e la pesca che rappresentano settori vitali della economia islandese, una crisi nell’acquacoltura potrebbe avere effetti a catena, influenzando non solo gli allevatori di pesci, ma anche i ristoranti, i commercianti e i consumatori che dipendono da un approvvigionamento sostenibile per i loro affari.
Le autorità islandesi stanno prendendo sul serio questi sviluppi, monitorando la situazione da vicino e assicurandosi che le evidenze siano analizzate in modo approfondito. L’acquacoltura è un settore altamente competitivo e la reputazione dell’Islanda come fornitore di pesce di alta qualità è una questione di grande importanza. Le aziende sono quindi motivate a garantire che tali eventi non si ripetano in futuro.
In conclusione, la mortalità dei salmoni allevati in Islanda rappresenta una questione critica che richiede un’attenzione costante e l’implementazione di misure preventive e correttive. L’industria acquicola deve continuare a evolversi e migliorare le sue pratiche per garantire un futuro sostenibile e prospero per tutte le parti coinvolte. Poiché l’isola continua a essere un giocatore chiave nel mercato globale del pesce, l’approccio verso l’acquacoltura dovrà restare responsabile e allineato con le migliori pratiche internazionali.
Per ulteriori notizie sulla società, la politica, gli affari e la cultura islandese, è possibile consultare le pubblicazioni di Iceland Review.
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