Le ‘vedove nere’ russe si sposano con soldati per ottenere i loro indennizzi post-morte

I “Vedove Nere” della Guerra in Ucraina: Un Fenomeno Preoccupante in Russia

Mentre la guerra in Ucraina infuria, in Russia alcune donne fanno notizia per sposare soldati poco prima della loro partenza al fronte, sperando in un consistente risarcimento economico. Questa pratica, purtroppo, è diventata oggetto di polemiche in un Paese in cui il governo ha promesso alla popolazione di valorizzare i “valori familiari” attraverso il matrimonio.

Quando un soldato russo perde la vita, l’esercito elargisce un indennizzo che inizia da 5 milioni di rubli, corrispondente a circa 45.000 sterline. Questo benefit, pensato per supportare la famiglia del soldato, è ora sfruttato da truffatori, noti come “vedove nere”, che si uniscono in matrimonio con i soldati solo per ottenere denaro in caso di morte.

Un caso emblematico è quello di una donna che lavorava in un ospedale militare, licenziata dopo aver sposato cinque soldati, tutti deceduti a causa delle loro ferite. Questo tipo di pratiche non è passato inosservato neanche al Cremlino, che ha cercato di condannare tali comportamenti mentre cerca di mantenere un’immagine positiva della guerra tra la popolazione.

Keir Giles, esperto di Russia presso il Chatham House, spiega: «Gli incentivi finanziari sono davvero trasformativi. Questo include ciò che viene comunemente chiamato il “denaro della bara”, se qualcuno non ritorna a casa». Secondo Giles, l’industria delle “vedove nere” è in forte crescita, con alcune donne che hanno già sposato diversi soldati, consolidando così un’abitudine altamente redditizia. «Questo è qualcosa di poco sorprendente per la Russia», aggiunge.

In Russia c’è una maggiore accettazione sociale dell’idea di inviare soldati a combattere e morire per la Patria, cosa che potrebbe sembrare inaccettabile in una democrazia liberale occidentale. «Molti non hanno una chiara comprensione dello scoppio del conflitto e del numero di perdite, poiché il governo russo ha fatto di tutto per nascondere queste informazioni alla popolazione», afferma Giles.

Il Dottor Ian Garner, Assistant Professor al Centro di Studi Totalitari presso l’Istituto Pilecki, sostiene che ci sono altri fattori in gioco. Le persone vedono questi pagamenti post-mortem come un’opportunità per migliorare le loro condizioni economiche. Per molti, queste indennità rappresentano uno dei pochi modi per cambiare radicalmente la propria vita.

Garner continua: «Molti si chiedono perché l’alto numero di vittime non abbia portato a un rifiuto totale della guerra o a grandi manifestazioni di protesta in Russia. La risposta è che lo Stato offre alle persone la possibilità di diventare non solo più ricche, ma anche patrioti, eroi». Secondo lui, le persone vedono nei pagamenti per morte un’opportunità per guadagnare denaro; è una delle poche occasioni che hanno per cambiare le loro vite.

Il Dottor Garner aggiunge che il Cremlino è chiaro nel promuovere la guerra come una chance per diventare un eroe. Tuttavia, in Russia, essere eroi non significa solo essere patriottici o imperialisti, ma anche diventare più potenti e ricchi. «Essere un eroe può semplicemente significare trasformare se stessi e migliorare la propria condizione», conclude.

La situazione con le “vedove nere” solleva quesiti etici e morali. La crescente accettazione di queste pratiche e la mancanza di una reazione pubblica massiccia evidenziano le disperate condizioni economiche e le aspirazioni della popolazione. Mentre i soldati partono per la guerra, molti si ritrovano intrappolati in un ciclo di scelte difficili, ispirati dall’illusione di prosperità e onore.

Che futuro attende le famiglie devastate dalla guerra, in un contesto in cui denaro e patriottismo sembrano intrecciarsi in modi così complessi? L’emergere di questo fenomeno delle “vedove nere” non solo porta alla luce il lato oscuro della guerra, ma riflette anche la vulnerabilità socioeconomica di una nazione intera.

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