La controversa decisione su coccodrilli e diritti umani in Israele
Recentemente, un tribunale israeliano ha bloccato i piani per spostare dei coccodrilli all’esterno di una prigione in cui sono detenuti palestinesi. Questa decisione, tuttavia, non è stata motivata da preoccupazioni riguardanti i diritti umani, ma piuttosto da considerazioni legate al benessere animale.
L’idea di trasferire i coccodrilli in un fossato all’esterno del carcere di Ketziot, situato nel deserto del Negev, è stata definita dagli attivisti per i diritti degli animali come “vigliacca e crudele”. Questi animali, provenienti dal Nilo, sono classificati come rettili “protetti”.
Il carcere di Ketziot ospita più del 75% dei detenuti palestinesi arrestati dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e ha subito accuse di tortura e violazioni dei diritti umani. Tuttavia, il numero esatto dei detenuti attualmente presenti è sconosciuto.
La proposta di spostare i coccodrilli è stata avanzata da Itamar Ben Gvir, il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, noto per le sue dichiarazioni controverse e per aver festeggiato in passato la pena di morte per i palestinesi condannati per terrorismo.
Dopo che il giudice del tribunale distrettuale di Gerusalemme ha fermato il trasferimento degli animali per timori di ‘danno’ nei loro confronti, Ben Gvir ha accusato i lavoratori per i diritti degli animali di schierarsi dalla parte dei “terroristi”.
“Abbiamo saputo che i terroristi sono preoccupati per l’arrivo dei coccodrilli, ma oggi il tribunale è venuto in loro aiuto,” ha dichiarato Ben Gvir. Ora, lo Stato di Israele ha fino al 16 agosto per rispondere alla decisione del tribunale.
Nel frattempo, il Centro israeliano per i diritti umani nei territori occupati, BTSELEM, ha rivelato in precedenza le pratiche di tortura utilizzate in molte prigioni del Paese per tormentare i palestinesi. Presso la prigione di Ketziot, Ashraf al-Muhtaseb, un detenuto di 53 anni, ha descritto il terrore vissuto all’interno delle mura carcerarie.
“Il momento più spaventoso di quel periodo era la notte. I membri delle unità speciali entravano improvvisamente nelle celle, minacciandoci esplicitamente di morte e picchiandoci a sangue. Inoltre, suonavano musica ad alto volume durante la notte e non avevamo né coperte né materassi,” ha raccontato.
Sami Khalili, 41 anni, ha trascorso 22 anni in diverse prigioni e ha confermato che presso Ketziot i detenuti venivano sistematicamente picchiati. “Venivamo portati in una stanza piena di vestiti, scarpe, anelli e orologi sparsi ovunque. Venivamo spogliati nudi, dovevamo togliere anche la nostra biancheria intima e venivamo perquisiti con un metal detector portatile,” ha spiegato.
“A quel punto, ci costringevano ad allargare le gambe e a sedere in posizione accovacciata. Poi iniziavano a colpirci nelle parti intime con il metal detector, infliggendo colpi su di noi. Infine, ci ordinavano di salutare un’insegna di Israele appesa al muro,” ha aggiunto.
In tutto questo contesto, la questione dei diritti degli animali sembra assumere un’importanza inaspettata. La mobilitazione degli attivisti per i diritti animali ha portato alla luce non solo la questione del benessere degli animali, ma anche la drammatica condizione dei detenuti palestinesi e le violazioni dei loro diritti fondamentali.
L’attenzione verso questo tema potrebbe inavvertitamente sollevare interrogativi più ampi sulla giustizia e la dignità, sia per gli animali in cattività che per gli esseri umani prigionieri. Questo episodio rappresenta una contraddizione profonda, in cui i diritti degli animali e quelli umani si intrecciano in modi complessi e problematici. La situazione in atto a Ketziot riflette una dimensione della società israeliana che merita attenzione e riflessione.
In conclusione, mentre si è bloccato il trasferimento dei coccodrilli, le voci dei detenuti palestinesi continuano a richiamare l’attenzione sulle violazioni sistematiche dei diritti umani nel contesto del conflitto israelo-palestinese, rendendo necessario un dibattito più ampio e significativo sulle libertà e sulle giustizie, sia per gli animali che per gli esseri umani.
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