La Decisione Controversa sui Soldati Israeliani Accusati di Abuso su un Prigioniero Palestinese
Recentemente, Benjamin Netanyahu ha accolto con favore l’annuncio secondo cui sono state archiviate le accuse contro un gruppo di soldati israeliani accusati di aver ‘violentato’ un prigioniero palestinese. Questo sviluppo ha sollevato un acceso dibattito nel paese, dividendo ulteriormente l’opinione pubblica su una questione già estremamente sensibile.
Cinque soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) erano stati accusati di aver aggredito sessualmente un uomo palestinese e di averlo colpito con un Taser durante un attacco che, in parte, era stato ripreso dalle telecamere. Il caso, che ha suscitato indignazione e proteste all’interno della società israeliana, è emerso dopo l’arresto dei soldati nel 2024 presso il famigerato carcere militare di Sde Teiman. La reazione pubblica è stata intensa, principalmente da parte di membri del governo di destra e di ultranazionalisti che hanno preso d’assalto la prigione in segno di protesta.
Sde Teiman è stato creato a seguito dell’operazione militare israeliana contro Hamas, iniziata il 7 ottobre 2023, per detenere i palestinesi arrestati a Gaza. Questo centro di detenzione ha rapidamente acquisito notorietà, grazie alle testimonianze di dipendenti e di palestinesi liberati, che hanno descritto episodi di abuso e tortura.
Le accuse contro i soldati sono aumentate di intensità dopo che un video rubato trasmesso dai media israeliani mostrava apparentemente soldati che aggredivano sessualmente un prigioniero palestinese dietro costruzio ni di protezione. Le immagini mostrano i soldati che coprono la visione della telecamera mentre un uomo viene trascinato dietro di loro. Nella scena si sente un cane abbaiare furiosamente mentre i soldati si muovono dietro gli scudi antisommossa.
Secondo l’atto d’accusa, i soldati avrebbero trascinato il palestinese sul pavimento, colpendolo con un Taser e aggredendolo sessualmente, provocando diverse lesioni tra cui fratture costali e trauma toracico. Il prigioniero è stato trasportato in un ospedale israeliano, dove ha subito un intervento chirurgico per una lesione intestinale, prima di essere riportato in prigione.
Le motivazioni ufficiali per la decisione di archiviare le accuse da parte dell’esercito israeliano indicano che il video non dimostrava un abuso sufficientemente grave da giustificare una condanna penale e che il video era stato filtrato in modo inappropriato ai media. Inoltre, è stato sottolineato che il presunto vittima era stato rilasciato e tornato a Gaza, creando un’‘assenza di certezza’ sulla sua possibilità di testimoniare in un eventuale processo.
Sari Bashi, direttrice esecutiva del Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele, ha denunciato questa decisione, affermando che ‘l’avvocato generale dell’esercito israeliano ha di fatto autorizzato i suoi soldati a violentare, purché la vittima sia palestinese’. Ha sottolineato che si tratta dell’ennesima azione che mira a giustificare abusi contro i detenuti, un fenomeno che si è intensificato dal 7 ottobre 2023.
Il primo ministro Netanyahu ha criticato l’indagine, affermando che ‘lo stato di Israele deve perseguire i suoi nemici, non i suoi eroici combattenti’. Questa controversia ha avuto conseguenze anche all’interno dell’istituzione militare, portando alla perdita del posto dell’avvocato legale di alto rango al tempo degli arresti. Nel novembre 2025, l’avvocato generale militare Yifat Tomer-Yerushalmi ha ammesso di aver approvato la fuga del video che mostrava l’abuso. Dopo un’ondata di indignazione, si è dimessa e successivamente è scomparsa, venendo trovata in seguito, priva di telefono, su una spiaggia di Tel Aviv.
Il telefono, ritenuto contenere possibili prove contro di lei, è stato recuperato in mare.
Israele è storicamente accusato di non tenere i propri soldati responsabili per crimini commessi contro i palestinesi. Queste accuse si sono intensificate durante il conflitto a Gaza. Le autorità israeliane sostengono che i loro militari agiscono nel rispetto delle leggi internazionali e militari e che indagano approfonditamente su qualsiasi presunto abuso.
La chiusura di questo caso non solo rappresenta un giudizio critico sulla condotta dei soldati israeliani, ma solleva anche interrogativi sul modo in cui il sistema giuridico israeliano gestisce le accuse di abusi su popolazioni vulnerabili, evidenziando tensioni persistenti e profonde fratture nella società israeliana.
#leggoscandinavia


