Scoperte lingue d’oro in tombe egiziane riportate alla luce

Nuove Scoperte Archeologiche: Tombe dell’Antico Egitto a Marina El Alamein

Recenti scoperte archeologiche a Marina El Alamein, situata a 60 miglia a ovest dell’antica capitale egiziana Alessandria, hanno portato alla luce un gruppo di antichi cimiteri che offrono nuove e interessanti prospettive sulla cultura egizia. Tra gli artefatti trovati vi sono lingue d’oro e sarcofagi, elementi che illuminano le tradizioni funerarie dell’epoca.

Le scoperte sono avvenute lungo la costa del Mediterraneo, dove gli archeologi hanno riportato alla luce circa una dozzina di “lingue”, oggetti che venivano comunemente inseriti nella bocca dei defunti. Si crede che queste lingue d’oro avessero la funzione di facilitare la comunicazione dei defunti nell’aldilà, un aspetto rilevante della cosmovisione egizia.

Secondo una dichiarazione del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, uno degli oggetti ritrovati ha la forma dell’Occhio di Horus, simbolo tradizionalmente assocciato alla guarigione. Hesham Hussein, sottosegretario per l’archeologia dell’Egitto Inferiore e del Sinai, ha dichiarato a Live Science che le lingue d’oro sono una caratteristica ben documentata di alcune sepolture risalenti ai periodi tolemaico e romano. Questi oggetti sono generalmente interpretati come amuleti funerari simbolici, destinati a permettere ai defunti di comunicare e recitare formule sacre nell’altro mondo.

Negli ultimi anni, lingue d’oro sono state ritrovate anche nel tempio di Taposiris Magna, vicino ad Alessandria, e nella città antica di Oxyrhynchus, a circa 200 miglia a sud-est della recente scoperta. Secondo la rivista Smithsonian, la prassi di inserire lingue d’oro nella bocca dei defunti deriva dall’incantesimo 158 del “Libro dei Morti” egiziano, che richiede l’applicazione di un “collare d’oro” attorno al collo del defunto il giorno dell’inumazione.

Le tombe scoperte nel recente ritrovamento sono state trovate in uno stato di conservazione “eccezionale”. Sono rimaste chiuse da lastre di pietra fin dalla loro costruzione, il che ha preservato bene i loro contenuti. Gli esperti suggeriscono che questa area possa far parte dell’antica città di Leukaspis, menzionata dal geografo greco Strabone. Fondata dai Greci nel II secolo, Leukaspis era un importante centro commerciale famoso per il commercio di vino, grano e olive. Tuttavia, la città fu distrutta nel luglio del 365 d.C. da un massiccio terremoto sottomarino a Creta, che ha causato uno tsunami devastante lungo la costa meridionale del Mediterraneo, colpendo gravemente anche Alessandria e il delta del Nilo.

Tra gli altri reperti significativi della scoperta vi sono un pozzo d’acqua e sepolture superficiali nelle vicinanze delle tombe recentemente scoperte. Ciò suggerisce una diversità sociale tra gli abitanti della città, poiché le élite più ricche tendevano ad avere sepolture più profonde.

I ritrovamenti evidenziano non solo le ritualità funerarie egizie, ma anche le influenze architettoniche che si sono protratte nei periodi tolemaico e romano, come affermato dagli studiosi. Un altare in calcare, con una statua di marmo incompleta che si pensa rappresenti la dea Afrodite, presenta un’architettura “distintiva” che suggerisce la presenza di una “porta immaginaria”, una sorta di varco tra i vivi e i morti, un concetto importante nella dottrina funeraria egizia.

In un’altra delle tombe scoperte è stato trovato un sarcofago in granito di 2,5 metri che conteneva i resti di una sfinge in gesso, mentre in loco sono stati rinvenuti anche vasi, piatti, canfora e bacini. Questi reperti offrono uno sguardo affascinante sulle credenze, le pratiche e il modo di vivere degli antichi egizi, sottolineando l’importanza delle sepolture e dei riti associati nel loro complesso.

Le scoperte a Marina El Alamein contribuiscono significativamente alla nostra comprensione della cultura egizia, rivelando tradizioni funerarie che si sono evolute nel tempo e mostrando la ricchezza del patrimonio archeologico della regione. Questi ritrovamenti non solo arricchiscono il nostro sapere, ma offrono anche nuove opportunità per esplorare il passato di una delle civiltà più influenti della storia umana.

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