Uccello marino morto trovato con quasi 900 pezzi di plastica nel corpo

L’allarmante scoperta del plastic pollution nelle uccelli marini di Lord Howe Island

Un recente studio condotto su Lord Howe Island, in Australia, ha rivelato una scoperta scioccante: un uccello marino, precisamente un pulcino di sterna nera, aveva nel suo corpo 894 pezzi di plastica, rappresentando circa il 15% del suo peso corporeo. Questa sorprendente evidenza fa parte di un’indagine più ampia avviata quindici anni fa dai ricercatori, che ha messo in luce un aumento allarmante della plastica ingerita dagli uccelli marini.

Il problema è particolarmente grave: gli uccelli sono esposti a questi rifiuti quando i genitori scambiano la plastica galleggiante in mare per cibo, portando a casa i detriti per sfamare i loro piccoli. Nel 2011, i ricercatori avevano già trovato 276 pezzi di plastica all’interno di un solo uccello, ma questo triste primato è stato superato nel 2023, quando oltre 400 pezzi sono stati recuperati da un pulcino di sterna. Da allora, il record è stato abbattuto ogni anno, culminando con il recente ritrovamento di 894 pezzi di plastica in un uccello morto, il cui peso equivale a 64,2 grammi.

Per avere un’idea dell’impatto di questa situazione, si può considerare che per una persona di 80 kg, ciò corrisponderebbe all’equivalente di ingerire circa 12 kg di plastica. Dr. Alex Bond, curatore principale di uccelli presso il Museo di Storia Naturale e co-autore dello studio, ha dichiarato: “Nel 2012, abbiamo trovato una sterna nera con 276 pezzi di plastica all’interno. Pensavamo che fosse il scenario peggiore, considerando che un pulcino di quelle dimensioni non potesse sopravvivere se avesse inghiottito altro.” Purtroppo, la realtà è ben diversa.

Dal 2023 al 2026, il record per la quantità di plastica ingerita da questi uccelli è stato infranto anno dopo anno. “La crisi della plastica sta solo peggiorando”, ha aggiunto Bond, “ma non stiamo agendo affatto abbastanza velocemente per affrontarla.” I ricercatori attribuiscono questo aumento alla crescente quantità di plastica che entra negli oceani del mondo.

Un altro aspetto preoccupante è che fluttuazioni nei livelli di inquinamento e la mancanza di ricerche a lungo termine possono portare a studi più brevi a non rilevare questi cambiamenti. I risultati sottolineano quindi l’importanza della continua sorveglianza a lungo termine del inquinamento da plastica e della condivisione digitale dei dati di ricerca, affinché i cambiamenti possano essere seguiti nel corso del tempo.

Oltre ai pezzi di plastica non identificati, i ricercatori hanno registrato un aumento della proporzione di pellet di resina, noti come “nurdles”, e tappi di bottiglia trovati all’interno degli uccelli. Queste evidenze indicano la necessità di misure per ridurre i rifiuti di plastica, inclusa la legislazione che richiede che i tappi delle bottiglie rimangano attaccati ai contenitori, mentre continuano le negoziazioni su un proposto Trattato Globale sulla Plastica.

Tuttavia, anche se si arrivasse rapidamente a un accordo su un trattato internazionale forte, gli effetti dell’inquinamento già esistente non verrebbero annullati immediatamente. I ricercatori affermano che i rifiuti di plastica già presenti negli oceani continueranno ad aumentare fino al 2050, anche se la produzione di nuova plastica venisse bloccata oggi, sottolineando la necessità di comprendere gli effetti su della vita marina.

La situazione rappresenta una vera e propria crisi ambientale, e l’urgenza di affrontare il problema della plastica negli oceani è evidente. La comunità scientifica e i legislatori devono lavorare insieme per strutturare strategie efficaci che riducano l’inquinamento e proteggano la fauna selvatica marina. Il tempo è essenziale per invertire questa tendenza preoccupante e garantire un futuro migliore per gli uccelli marini e l’intero ecosistema oceanico.

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