L’Industria degli Data Centre in Islanda: Un ‘Paradosso Economico’
L’industria in espansione dei data centre in Islanda sta contribuendo a delineare un quadro economico insolito: un deficit commerciale molto ampio, nonostante la valuta islandese, la corona, si sia rafforzata.
Secondo Landsbankinn, nelle prime sei mesi di quest’anno, le importazioni di macchinari per ufficio e computer hanno raggiunto i 101 miliardi di corone islandesi (ISK), per lo più rappresentate da computer destinati ai data centre. Questo dato è cruciale per comprendere il deficit di 177 miliardi di ISK registrato nello stesso periodo nel settore commerciale.
Cosa sta Succedendo?
Nel primo semestre del 2026, le importazioni di computer e macchinari per ufficio hanno toccato il valore di 101 miliardi di ISK, principalmente per l’uso nei data centre. Nonostante questo, la corona ha guadagnato valore, mostrando un incremento del 4,8% finora quest’anno, pur in presenza di un deficit esterno complessivo che si aggira intorno ai 150 miliardi di ISK.
Landsbankinn osserva che gran parte dell’attrezzatura per i data centre viene acquistata e finanziata da proprietari esteri, il che significa che le importazioni non generano necessariamente un flusso equivalente di valuta estera che esce dal mercato dei cambi islandese.
Perché il Deficit Non Ha Impattato Sulla Corona
Le cifre aiutano a spiegare perché i conti esterni e la valuta dell’Islanda sembrino muoversi in direzioni opposte. Di solito, un grande deficit della bilancia dei pagamenti corrente comporterebbe una pressione al ribasso sulla corona, in quanto si venderebbe più valuta per coprire gli acquisti all’estero. Tuttavia, quest’anno, la relazione appare meno diretta.
Il dipartimento di Ricerca Economica di Landsbankinn rileva che l’Islanda ha registrato un deficit complessivo di circa 150 miliardi di ISK nelle transazioni con il resto del mondo nel primo semestre del 2026. Il deficit commerciale, persino più ampio, ha raggiunto i 177 miliardi di ISK, mentre un notevole surplus nei servizi ha parzialmente compensato i deficit in altri settori.
I data centre sono al centro di questa spiegazione. La banca sottolinea che i 101 miliardi di ISK in macchinari per ufficio e computer importati sono stati prevalentemente destinati ai data centre. Poiché gran parte di quell’hardware è acquistato da proprietari esteri e finanziato all’estero, l’importazione è registrata nelle statistiche commerciali islandesi senza necessariamente richiedere una vendita equivalente di corone per cambiare in valuta estera.
Contemporaneamente, una parte dei lavori di costruzione e infrastruttura connessi a questi investimenti avviene all’interno dell’Islanda. Gli investitori stranieri necessitano quindi di corone per coprire alcuni costi interni, creando così una domanda di valuta nell’altra direzione.
La scala di questo settore è diventata sempre più evidente. Recentemente, Islanda Review ha riportato che Borealis prevede di raddoppiare le dimensioni del suo data centre a Blönduós. All’inizio di questo mese, è stata completata l’acquisizione da 4 miliardi di dollari della società islandese atNorth, con sede a Reykjavik, evidenziando l’importante flusso di capitale internazionale che si sta muovendo attraverso le infrastrutture di dati nordiche.
La crescita ha sollevato interrogativi anche riguardo al sistema energetico islandese. Islanda Review ha già esaminato le limitazioni elettriche che interessano l’industria locale e i data centre, poiché nuovi progetti che richiedono ingenti quantità di energia competono per la capacità di generazione e trasmissione.
Landsbankinn sottolinea che i dati relativi alla contabilizzazione del commercio e i flussi effettivi di valuta estera non corrispondono necessariamente. Questa distinzione non implica che i computer importati non comportino costi economici; piuttosto, evidenzia il motivo per cui un’importazione così alta non ha avuto un impatto meccanico sulla pressione al ribasso sulla corona.
Inoltre, la banca fa notare un ulteriore fattore di sostegno: le partecipazioni estere in obbligazioni governative islandesi sono aumentate di 14 miliardi di ISK dall’inizio dell’anno, portando moneta estera in Islanda e creando una domanda aggiuntiva per le corone.
Questa nuova realtà economica rappresenta un’interessante sfida e opportunità per l’Islanda, che dovrà navigare attentamente tra le dinamiche dei mercati internazionali e le proprie risorse interne.
Per ulteriori approfondimenti su questioni riguardanti la società , la politica, il business e la cultura islandese, si può consultare il sito di Iceland Review News.
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