Il 29 agosto, gli islandesi saranno chiamati alle urne per votare se riavviare i negoziati di adesione con l’Unione Europea. Tuttavia, le conseguenze immediate di un risultato affermativo o negativo differiscono significativamente da una decisione di adesione.
Il Ministro degli Affari Esteri, Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir, ha dichiarato a RÚV che un voto favorevole sarebbe seguito da una consultazione con la Commissione per gli Affari Esteri dell’Alþingi, dalla notifica formale all’UE e dalla creazione di un comitato negoziale. Secondo le sue previsioni, i colloqui di adesione potrebbero durare circa un anno e mezzo fino a due anni.
### Qual è la situazione?
Un voto positivo attiverebbe una consultazione parlamentare, la notifica all’UE e la formazione di un comitato negoziale. Þorgerður Katrín stima che i negoziati di adesione possano richiedere circa 18 mesi fino a due anni. Un voto negativo comporterebbe che il governo attuale non riapra i colloqui, mentre l’Alþingi discuterebbe se l’Islanda debba formalmente ritirare la sua domanda di adesione, che è ancora valida.
### Il referendum riguarda i colloqui, non l’adesione
Il quesito referendario chiede se l’Islanda debba riavviare i negoziati di adesione sospesi nel 2013. Non si tratta di una richiesta di approvazione per l’adesione all’UE. Se il risultato fosse favorevole, Þorgerður Katrín afferma che convocherebbe prima la Commissione per gli Affari Esteri e poi notificherebbe l’Unione Europea. Verrebbe quindi costituito un comitato negoziale con rappresentanti e competenze provenienti da tutta la società islandese, inclusi settori come il lavoro, i datori di lavoro, la pesca e l’agricoltura.
L’Iceland Review ha precedentemente spiegato i passaggi necessari per una potenziale adesione dell’Islanda all’UE. La domanda di adesione del 2009 rimane il punto di partenza legale, ma gran parte del lavoro negoziale precedente dovrebbe essere rivisto e aggiornato. Qualunque accordo finale di adesione dovrà comunque essere sottoposto ancora una volta al voto popolare in un successivo referendum.
Il governo ha fissato il 29 agosto come data per il referendum all’inizio dell’anno. Più di recente, l’Iceland Review ha riferito del motivo per cui le autorità di Bruxelles stanno osservando da vicino il voto, con il settore della pesca che si prevede rimarrà il capitolo negoziale più difficile.
Se gli elettori dovessero rispondere negativamente, la Commissione per gli Affari Esteri verrebbe comunque convocata. Þorgerður Katrín ha affermato che l’attuale governo non riprenderà in considerazione la questione dell’adesione, e l’Alþingi discuterà se l’Islanda debba formalmente ritirare la domanda o intraprendere un altro passo parlamentare. Ha sottolineato che il risultato del referendum sarà rispettato.
### Conclusione
Il referendum rappresenta un momento cruciale per la politica islandese. Sebbene la questione non riguardi direttamente l’adesione, è chiaramente un passo importante nel contesto della relazione dell’Islanda con l’Unione Europea. La possibilità di riavviare i negoziati di adesione è una questione che solleva dibattiti etici e pratici, e le sue conseguenze potrebbero avere un impatto duraturo sulla società e sull’economia islandese.
In definitiva, che si decida di riavviare i negoziati o meno, il 29 agosto rappresenterà un’importante opportunità per i cittadini islandesi di esprimere la propria volontà nel determinare il futuro del loro paese in relazione all’Unione Europea.
Per ulteriori notizie sulla società, la politica, l’economia e la cultura islandese, leggete possono consultare l’Iceland Review News.
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